IL CAMPEGGIO: IL COLLANTE DELLA GRANDE FAMIGLIA A4
Nella storia dell’A4 ci sono tre momenti che, più di altri, raccontano lo spirito della società: il tennistavolo, le feste in palestra e il campeggio.
Se il tennistavolo è la nostra passione e le feste sono il momento in cui ci si ritrova, il campeggio è il collante che la tiene unita la grande famiglia A4, quello che negli anni ha fatto incontrare e crescere insieme generazioni di pongisti, famiglie, collaboratori e sostenitori.
Il Presidente ama ricordare a chi indossa la maglietta A4 che i risultati sono importanti e danno soddisfazione, ma prima di questi è importante e significativo costruire un rapporto di amicizia per crescere insieme.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo del “Campeggio”: un luogo e un tempo in cui le amicizie nate intorno ai tavoli da gioco si rafforzano, si intrecciano e attraversano le generazioni.
DAL 1985, UNA VACANZA MOLTO SPECIALE
La prima esperienza risale al 1985. Allora il campeggio era davvero campeggio: tende, fornelli, servizi nella natura, piatti lavati al torrente e igiene personale affidata all’acqua dei ruscelli. Si cucinavano grandi pentolate di pasta, si suonava la chitarra, si accendevano i falò e si stava insieme fino a tardi. 
Per i ragazzini degli anni Ottanta, quella settimana fuori casa rappresentava un’esperienza bellissima e, per molti, del tutto nuova: una settimana lontano dalla famiglia, insieme agli amici e ai compagni di squadra. Ma per i giovani di Verzuolo l’A4 significava anche qualcosa di più. Significava viaggiare, conoscere luoghi nuovi, scoprire il mondo oltre i confini del proprio paese.
Verzuolo era allora una piccola città di provincia e non era raro che un ragazzo non fosse mai andato molto più lontano di Cuneo. Le attività pongistiche e le trasferte portavano i giovani atleti in giro per l’Italia;
il campeggio, invece, permetteva di conoscere e vivere le vallate del Cuneese, con le loro montagne, i loro sentieri e i loro paesi. Un modo diverso di viaggiare e di stare insieme, alla scoperta di un territorio che spesso era vicino geograficamente, ma non necessariamente conosciuto.
Per molti ragazzi, dunque, l’A4 era anche questo: l’occasione per uscire dal piccolo mondo di tutti i giorni, viaggiando per l’Italia con il tennistavolo e imparando a conoscere più da vicino le proprie montagne durante la settimana del campeggio.
Anni dopo, Alberto Abbà, ricordando quelle prime esperienze, raccontava sorridendo che si tornava a casa… puzzolenti. Oggi, a quarant’anni di distanza, è proprio lui a regalarci il ricordo di quelle prime straordinarie avventure:
“Sono ormai passati 40 anni dai primi campeggi. Si montavano le tende in un prato, una dispensa coperta da un nylon, una tavola unica in cui riunirsi per mangiare e sotto cui ripararsi, in caso, dalla pioggia. Niente bagni, né docce, ma un torrente, per lavare piatti, mani e volendo, tutto il resto. Niente telefoni né corrente elettrica. Pochi adulti. Ma non mancava nulla. Fra giochi, camminate, pasti preparati e condivisi. Fra parole leggere e voci stonate accompagnate da una chitarra e qualche digestivo, le giornate finivano così. Con le torce che si spegnevano tardi la notte e un sole che risvegliava all’alba. Son passati 40 anni, sono cambiate cose e persone, non la voglia di salire in valle e stare insieme.”
Con il passare degli anni, crescendo il numero dei partecipanti, le tende hanno lasciato il posto a strutture ricettive, ma lo spirito è rimasto lo stesso: vivere in gruppo per una settimana, condividere il lavoro e il divertimento, camminare in montagna, giocare, cantare, cucinare e stare bene insieme.
Le amicizie nate intorno ai tavoli da gioco si sono rafforzate durante la settimana del “Campeggio”. Per qualcuno è iniziata così una vera e propria “dinastia” A4.
È il caso di Mattia Garello e Silvia Racca, che si sono conosciuti in A4, si sono sposati e hanno dato vita a una famiglia di tre figli, Andrea, Simone e Marta, oggi atleti che calcano i parquet di tutta Italia.
E c’è chi, come Enzo Rivoira, ha vissuto l’A4 prima da atleta e campeggiatore e oggi, anche attraverso il suo impegno nel direttivo della società, continua a farne parte, guardando crescere la figlia Alice, giovane protagonista del tennistavolo A4.
Altri, terminata l’attività sportiva, hanno intrapreso strade diverse, diventando medici, avvocati, insegnanti, ingegneri e liberi professionisti. Eppure, ogni tanto, durante quella settimana speciale, tornano a fare una capatina al campeggio, per ritrovare gli amici e respirare ancora, almeno per qualche giorno, l’aria d’antan.
Il campeggio A4 è diventato così un appuntamento atteso e irrinunciabile, capace di unire piccoli e grandi, giovani e adulti, in un’esperienza che va ben oltre lo sport.
Perché il campeggio, in fondo, è questo: stare insieme. E sentirsi parte della grande famiglia A4.
